Il totemismo

Il totemismo, è una specie d’intima alleanza tra un clan di uomini ed una specie animale o vegetale. Quest’alleanza può essere individuale o sociale, relativa al singolo individuo o al clan, e può definirsi come una forma di discendenza, di fratellanza o di rivelazione. Nel primo caso, il clan si considera come progenie del totem, di modo che, ad esempio, il lupo è considerato il padre degli Indiani californiani; nel secondo caso, i membri della tribù si considerano fratelli o sorelle dell’animale totemico, come con lo scricciolo e la capinera per i Kurnai australiani. Nel caso della rivelazione, il totemismo è individuale, dal momento che il totem si rivela (o viene rivelato) per designazione al suo protetto. Il rapporto tra clan e totem è regolato da un patto di reverenza (assimilazione ed identificazione), in cui i membri della tribù ne rivestono la morfologia, il nome ed evitano di ucciderlo o ferirlo. Gli affiliati ad uno stesso totem si considerano come fratelli e sorelle, al punto che devono sposarsi al di fuori del proprio clan totemico (esogamia). Tuttavia, le regole esogamiche sono a volte molto complesse, poiché i clan sono suddivisi in numerosi sottoclan e gli incroci che determinano la scelta coniugale comportano ulteriori selezioni e classificazioni. Il totemismo è diffuso in Africa, America ed Oceania ed è tipico dei cacciatori-raccoglitori: in particolare, è praticato dai popoli che praticano la caccia grossa. Al totem sono associati di solito dei tatuaggi speciali o delle pitture corporali in bianco, rosso e bruno: solitamente il fanciullo che passa il rito dell’iniziazione puberale viene circonciso. Nei villaggi degli Indiani nordamericani il totem è raffigurato sotto forma di palo piantato all’ingresso del villaggio: simbolismo che richiama l’Axis Mundi, in grado di collegare le tre dimensioni cosmiche della Terra, del Cielo e degli Inferi. Presso gli aborigeni australiani, il totem può assumere la forma dei ciuringa, bastoncini lunghi 10 cm in cui si crede che risieda lo spirito dell’antenato totemico. Un rito particolare presente, ma non sempre, nelle culture totemiche è il cosiddetto “pasto di comunione magica”, in cui il totem è fatto a pezzi e mangiato ritualmente dalla comunità. Questo rito ha essenzialmente la funzione di moltiplicare la specie totemica e rinnovare il patto di comunione sacra, perché il totem, fatto a pezzi e distribuito all’assemblea, è una disseminazione ierofanica (una sorta di moltiplicazione dei pani e dei pesci). Inoltre l’atto di divorare l’animale o la pianta totemica (pasto totemico), provoca una comunione mistica mediante l’ingestione del sangue divino, che entra in circolo nell’uomo riproducendo la filiazione originaria, ma anche il processo di deificazione del singolo. Sotto il profilo simbolico-iniziatico si può osservare come il rituale del pasto con il corpo divino si trova in molteplici tradizioni, dalla transustanziazione cristiana ai mitologemi sui dema, dove lo spirito della vegetazione è inteso come un essere vivente che muore e risorge. Mangiando la carne sacra l’iniziando diventa a sua volta carico di mana, il suo corpo diventa sacro. Sono necessari, a questo punto, particolari riti detti di “lustrazione” per restaurare lo stato ontologico originale, poiché la saturazione di energia sacra può essere pericolosa per il corpo grossolano dell’iniziato. Dunque, attraverso il pasto di comunione magica si rinnova il legame di parentela con il dio e si purifica il sangue mediante l’ingestione di sangue sacro: in fondo questo rito ha molto in comune con la circolarità del processo produttivo alchemico simboleggiato dall’ouroboros.

Testo tratto da: L’Antenato Totemico di Antonio D’Alonzo